Ti perdi nel bosco.
Non per scappare. Ma per tornare.
Gli alberi non ti chiedono chi sei.
Non hanno bisogno del tuo nome,
della tua storia, del tuo curriculum.
Ti guardano e basta.
Loro respirano piano.
Tu, per la prima volta, respiri con loro.
Tra le foglie il tempo smette di correre.
Diventa corteccia.
Diventa muschio.
Diventa silenzio che cammina.
Non serve parlare. Non serve capire.
Serve solo essere lì,
pelle contro pelle con la terra.
Lo shinrin-yoku non è una pratica.
È un ricordo che il corpo porta dentro
da prima di imparare a fingere.
Quando entri nel bosco non stai guarendo.
Stai ricordando chi eri
prima di imparare a fare rumore.
Gli alberi non curano l’ansia.
Ti tolgono solo il motivo di averne.
E tu resti lì, fermo, finalmente inutile
e per questo finalmente intero.
Torna nel bosco. È l’unico posto dove nessuno ti chiede di essere qualcuno.
*Questo flusso ha preso anche forma visiva, osserva le immagini del suo passaggio.




